Contabilizzazione del calore

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Sostituzione del generatore di calore nel condominio

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Conto Termico: incentivi fino al 40%.

Il 3 gennaio 2013 è entrato in vigore il Decreto 28 dicembre 2012 “Incentivazione della produzione di energia termica da fonti rinnovabili ed interventi di efficienza energetica di piccole dimensioni”.

Sono disponibili 900 milioni di euro di incentivi che saranno erogati ad enti pubblici, aziende, condomini e famiglie che realizzeranno interventi per il miglioramento dell’efficienza energetica su edifici esistenti (isolamento termico, finestre, caldaie a condensazione, pannelli solari termici, pompe di calore, caldaie a biomassa).

Il meccanismo d’incentivazione premia quei soggetti che erano stati esclusi dalle detrazioni fiscali del 55% poichè non soggetti IRPEF o IRAP, quindi soprattutto le amministrazioni pubbliche, ma anche quegli altri soggetti che, avendo redditi limitati (scarsa o esaurita capienza fiscale), non potevano beneficiare a pieno delle suddette detrazioni.

Il contributo in denaro, elargito dal GSE in rate annuali per 2 o 5 anni, dipende dal tipo di intervento oggetto dell’incentivazione e equivale mediamente a circa il 40% delle spese sostenute.

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Modifiche alla disciplina del condominio negli edifici

Interventi nelle parti comuni
Secondo il testo approvato, per soddisfare esigenze di interesse condominiale, l’assemblea può modificare la destinazione d’uso delle parti comuni, con un numero di voti che rappresenti i quattro quinti dei partecipanti al condominio e i quattro quinti del valore dell’edificio. 
Sono vietate le modificazioni delle destinazioni d’uso che possono mettere a rischio la stabilità o la sicurezza del fabbricato, ma anche alterarne il decoro architettonico. 
Nel caso in cui le attività incidano negativamente sulle parti comuni, l’amministratore o i condomini possono diffidare l’esecutore e chiedere la convocazione dell’assemblea per far cessare la violazione. La decisione è presa secondo le modalità previste dall’articolo 1136: se sono presenti i condomini che rappresentano un terzo dei millesimi condominiali è sufficiente il 50% dei voti più uno.
La legge specifica anche cosa si intende per parti comuni del condominio, cioè parti dell’edificio necessarie all’uso comune, come il suolo su cui sorge l’edificio, le fondazioni, i muri maestri, i pilastri e le travi portanti, i tetti e i lastrici solari, le scale, i portoni di ingresso, i vestiboli, gli anditi, i portici, i cortili, le facciate, le aree destinate a parcheggio. Rientrano nel gruppo anche i locali per i servizi in comune, come la portineria, la lavanderia, gli stenditoi, le installazioni come gli ascensori, i pozzi, le cisterne, gli impianti idrici e fognari e i sistemi centralizzati di distribuzione e di trasmissione dell’energia.
Innovazioni e barriere architettoniche
Se sono presenti i condomini che rappresentano un terzo dei millesimi condominiali, con il 50% dei voti più uno si possono decidere innovazioni che incidono su diversi ambiti, come la sicurezza e la salubrità degli edifici e degli impianti, la rimozione delle barriere architettoniche, il contenimento del consumo energetico degli edifici e la realizzazione di parcheggi.
Impianti alimentati da fonti rinnovabili
Il testo consente l’installazione di impianti per la produzione di energia da fonti rinnovabili destinati al servizio di singole unità del condominio sul lastrico solare, su superfici comune e sulle parti di proprietà individuale dell’interessato. Qualora si rendano necessarie modificazioni delle parti comuni, l’interessato lo comunica all’amministratore. L’assemblea può quindi decidere di ripartire l’uso del lastrico solare e delle altre superfici comuni, salvaguardando le diverse forme di utilizzo in atto e previste dal regolamento.
Distacco da impianti centralizzati
Il singolo condomino può decidere di staccarsi dall’impianto centralizzato di riscaldamento o
di condizionamento a patto che dal suo distacco non derivino notevoli squilibri di funzionamento
o aggravi di spesa per gli altri condomini. In tal caso dovrà continuare a contribuire al pagamento delle spese per la manutenzione straordinaria dell’impianto, per la sua conservazione e messa a norma.
Partecipazione a progetti di riqualificazione urbana
Per favorire il recupero del patrimonio edilizio esistente, la vivibilità urbana, la sicurezza e la sostenibilità ambientale della zona in cui il condominio è ubicato, l’assemblea può autorizzare l’amministratore a partecipare e collaborare a progetti, programmi e iniziative territoriali promossi dalle istituzioni locali o da soggetti privati qualificati implicanti opere di risanamento di parti comuni degli immobili, ma anche demolizione, ricostruzione e messa in sicurezza statica.
Sito web
Su proposta dell’assemblea, l’amministratore è tenuto ad attivare un sito web del condominio, le cui spese sono a carico dei condomini, su cui sia possibile consultare i documenti previsti dalla delibera assembleare.
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Regione Piemonte: obbligo di produzione di energia da fonti rinnovabili.

Il 31 maggio 2012 è entrato in vigore il disposto del D.Lgs. 28/11 relativo agli obblighi, per i nuovi edifici o gli edifici sottoposti a ristrutturazioni rilevanti, in materia di produzione di energia da fonti rinnovabili. Pertanto, a livello nazionale, il 50% dei consumi previsti per l’acqua calda sanitaria ed il 20% della somma dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria, per il riscaldamento e per il raffrescamento deve essere obbligatoriamente prodotto da fonti rinnovabili. Queste nuove prescrizioni sembrano in prima battuta mettere in dubbio l’attuale normativa della Regione Piemonte, la quale impone già da tempo che il 60% del fabbisogno di energia termica per la sola produzione di acqua calda sanitaria venga realizzata prioritariamente tramite un sistema solare termico.
In realtà, come confermato dal Settore Politiche Energetiche della Regione Piemonte, trattandosi di competenze in ambito di legislazione concorrente stato/regioni, le prescrizioni regionali prevalgono sulla normativa nazionale. Quindi, dal combinato disposto delle due differenti normative (Stato/Regione Piemonte), ne consegue che:

  1. deve essere installato prioritariamente un sistema solare termico che copra il 60% del fabbisogno di energia termica utile per la sola produzione di acqua calda sanitaria (Legge Regionale 13/07 e provvedimenti attuativi);
  2. il 20% della somma dei consumi previsti per la produzione di acqua calda sanitaria, per il riscaldamento e/o per il raffrescamento deve essere obbligatoriamente prodotto da fonti rinnovabili (D.Lgs. 28/11);
  3. devono essere installati impianti di produzione di energia elettrica da fonti rinnovabili in misura di 1,25 kWp ogni 100mq di superficie in pianta.
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Regione Piemonte: valvole termostatiche, si và verso la proroga.

Le Commissioni consiliari III e V della Regione Piemonte hanno dato parere favorevole alla delibera di Giunta (il testo verrà vagliato la prossima settimana), che sposta dal 1° settembre 2012 al 1° settembre 2014 il termine ultimo per l’installazione delle valvole termostatiche, con relativi contabilizzatori, sui radiatori dei caseggiati costruiti prima del 1991 e serviti da impianti termici centralizzati.
Come al solito la politica privilegia gli interessi dei grandi proprietari di immobili (tra cui gli enti pubblici come i Comuni e l’Atc) a discapito del risparmio delle famiglie, della qualità dell’ambiente e dello sviluppo economico. Infatti i benefici legati al risparmio energetico portati dai nuovi apparecchi avrebbero garantito alle famiglie un risparmio immediato minimo del 10-15% sulle spese di riscaldamento, a fronte di un investimento medio inferiore ai 130 euro a termosifone, ammortizzabile*, usufruendo delle detrazioni fiscali (destinate a ridursi nel 2013 dal 55 al 36%), in un tempo molto breve. Inoltre per le imprese del settore sarebbe stata un’ottima opportunità di lavoro.

(*) esempio indicativo: un alloggio di circa 100 mq e 6 vani con una spesa annua per il riscaldamento pari a circa 1.500 € dovrebbe investire 130×6=780 € ; detratto almeno il 36% restano circa 500 € ammortizzabili, con un risparmio di 200 €/anno, in circa 2.5 anni (rendimento dell’investimento: circa 40% annuo !!!).

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Acustica in edilizia

postato da Ing. Francesco Nastasi – nastasi@suonoevita.it - www.suonoevita.it

Il DPCM del 5-12-97 stabilisce i requisiti acustici minimi che devono essere rispettati in opera negli edifici in caso di nuove costruzioni. 
Esso è vigente perché le leggi che sono state promulgate negli anni passati non hanno messo in discussione l’applicabilità del DPCM nei rapporti tra pubblico e privato.
In caso di ristrutturazioni l’applicabilità del suddetto DPCM è questione dibattuta e si rimanda alle leggi regionali dove sono presenti ulteriori specificazioni.
Gli ambienti abitativi sono classificati in 7 categorie a seconda del loro uso: per ogni categoria si indicano i valori minimi da rispettare riguardo il potere fonoisolante di facciata, il potere fonoisolante per i rumori aerei tra unità abitative differenti, il potere fonoisolante per i rumori di calpestio (impattivi) , i rumori emessi dagli impianti tecnologici.
Ancora in moltissimi casi, dopo 15 anni, questo DPCM non viene applicato e questo ha portato in molti casi a contenziosi civili, tra acquirenti degli alloggi e venditori o costruttori degli stessi, con ripercussioni anche sui progettisti, direzione lavori, etc….
Vari sono gli obblighi e responsabilità riguardo la parte acustica in edilizia, eccoli in sintesi.
Il progettista è tenuto a redigere un progetto conforme alle leggi nazionali e ai regolamenti locali (edilizio, d’igiene, ecc…). In queste normative vige sempre la più restrittiva e quindi il livello minimo è dato dal DPCM del 5-12-97. Se nel progetto i requisiti acustici minimi non sono rispettati è responsabile il progettista verso il committente e verso gli acquirenti.
Il direttore dei lavori deve sempre accertare la conformità dell’opera realizzata al progetto e delle modalità di esecuzione al capitolato e alle regole dell’arte. E’ tenuto quindi a individuare e correggere eventuali carenze progettuali e di esecuzione. In questo caso è suo compito intervenire. In caso contrario è responsabile verso il committente e verso gli acquirenti .
Il costruttore ha l’obbligo di eseguire il progetto secondo le direttive del direttore dei lavori e anche di non eseguire un progetto che contenga vizi o errori di progettazione. Tutti i lavori vanno eseguiti secondo il concetto della regola d’arte. Eventuali errori o materiali non idonei riscontrati vanno segnalati per iscritto al committente Se così non si comporta, è responsabile per i difetti dell’immobile che sta costruendo.
Per quanto riguarda i comuni, l’art 6 comma 1, lettera e) della legge quadro (447/95) sancisce che competenza dei comuni è “l’adozione di regolamenti per l’attuazione della disciplina statale e regionale per la tutela dall’inquinamento acustico”. Questo obbliga i comuni al recepimento del DPCM e alla sua integrazione nei regolamenti edilizi e nelle norme tecniche attuative. E’ chiaro che se qualcuno costruisce un immobile che poi risulta svalutato dal mancato rispetto dei parametri di legge, il comune è corresponsabile per l’omissione della richiesta di rispetto del DPCM.
Il tecnico acustico si occupa del progetto acustico e/o dei collaudi, necessari per la verifica del rispetto in opera del DPCM. Se le sue indicazioni, messe in opera come lui ha specificato, non risultano sufficienti per il rispetto del DPCM, sua è la responsabilità del problema. In fase di collaudo è responsabile soltanto per le parti collaudate che vengono indicate nel certificato di collaudo. E’ il direttore dei lavori che dichiara la conformità anche delle altre unità abitative e delle parti restanti.
Un buon progetto dei requisiti acustici minimi con buone probabilità permette il rispetto dei valori del DPCM. E’ chiaro che questi valori però devono essere rispettati in opera e per molti motivi questo può non accadere. Il DPCM non obbliga ad effettuare un collaudo acustico dell’immobile, si limita a sancire che i valori indicati debbano essere rispettati in opera. In caso che il collaudo non venga effettuato è quindi l’impresa costruttrice e la direzione lavori che garantiscono il rispetto in opera del DPCM e si accollano le relative responsabilità.
In acustica, come si dice sempre, prevenire è meglio di curare. Bonifiche acustiche dell’ultima ora sono sempre molto costose e spesso non ottengono i risultati desiderati. I soldi che si crede possano essere risparmiati in fase di costruzione non soddisfacendo i requisiti acustici vengono poi inevitabilmente spesi in misura doppia o più in riparazioni o spese legali. E’ necessario partire con un buon progetto acustico già in fase progettuale, non aspettare l’ultimo momento quando tutto (disposizione degli ambienti, materiali, stratigrafie, ecc…) è già deciso.
La norma UNI 11367 , relativa alla classificazione acustica degli edifici, richiederà maggiore cura in tutto il processo di costruzione per ottenere una classe acustica alta: dalla progettazione alla scelta dei materiali, dalle visite in cantiere ai collaudi acustici.

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Manifesto del risparmio energetico condominiale

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Cosa cambia in materia di prevenzione incendi

Il DPR 1° agosto 2011, n. 151 cambia la numerazione, i limiti e le procedure delle attività soggette alle visite ed ai controlli di prevenzione incendi. Ad esempio per i:

  • condomini il n.ro dell’attività passa da 94 a 77 e fino a 54 metri di altezza non occorre più ottenere il rilascio del CPI, ma basta la SCIA;
  • centrali termiche il n.ro dell’attività passa da 91 a 74 e fino a 700 kW non occorre più ottenere il rilascio del CPI, ma basta la SCIA;
  • depositi di GPL – il n.ro dell’attività resta il 4 e fino a 13 mc non occorre più ottenere il rilascio del CPI, ma basta la SCIA;
  • autorimesse - il n.ro dell’attività passa da 92 a 75, il limite dei 9 autoveicoli viene sostituito da quello dei 300 mq di sup. cop. e fino a 3000 mq non occorre più ottenere il rilascio del CPI, ma basta la SCIA;
  • autofficine - il n.ro dell’attività passa da 72 a 53, il limite dei 9 autoveicoli viene sostituito da quello dei 300 mq di sup. cop. e fino a 1000 mq non occorre più ottenere il rilascio del CPI, ma basta la SCIA;
  • scuole e asili - il n.ro dell’attività passa da 85 a 67, i limiti restano gli stessi, vengono introdotti gli asili nido con oltre 30 persone e fino a 300 persone non occorre più ottenere il rilascio del CPI, ma basta la SCIA;
  • depositi > di 1000 mq – il n.ro dell’attività passa da 88 a 70, viene introdotto il limite minimo dei 5000 kg di materiali combustibili e fino a 3000 mq non occorre più ottenere il rilascio del CPI, ma basta la SCIA;
  • aziende e uffici – il n.ro dell’attività passa da 89 a 71, il limite delle 500 persone presenti viene ridotto a 300 e fino a 800 persone non occorre più ottenere il rilascio del CPI, ma basta la SCIA;
  • ospedali e ambulatori – il n.ro dell’attività passa da 86 a 68, i limiti restano gli stessi, vengono introdotte le strutture sanitarie che erogano prestazioni di assistenza specialistica in regime ambulatoriale con sup. maggiore di 500 mq e fino a 1000 mq non occorre più ottenere il rilascio del CPI, ma basta la SCIA;
  • locali di spettacolo e palestre - il n.ro dell’attività passa da 83 a 65, al limite delle 100 persone viene affiancato quello dei 200 mq, vengono introdotti i centri sportivi e le palestre e fino a 200 persone non occorre più ottenere il rilascio del CPI, ma basta la SCIA;
  • centri commerciali e artigianali - è un’attività nuova (n.73), introduce il concetto di complesso edilizio caratterizzato da promisquità strutturale con presenza di persone superiore a 300 unità ovvero di sup. complessiva maggiore di 5000 mq indipendentemente dal n.ro di attività costituenti e della diversa titolarità e fino a 6000 mq non occorre più ottenere il rilascio del CPI, ma basta la SCIA.
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Primi indirizzi applicativi del nuovo regolamento di prevenzione incendi

Oggi, 7 ottobre 2011, entra in vigore il nuovo regolamento di prevenzione incendi, scaricabile nell’area download del ns. sito alla pagina http://www.geglo.it/?page_id=42 .

Nel sito dei VVF è stata pubblicata la circolare relativa ai primi indirizzi applicativi, disponibile all’indirizzo http://www.vigilfuoco.it/aspx/download_file.aspx?id=10435 .

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